L’intervento, voluto alla Biblioteca Nazionale Marciana, ha restituito alla fruizione pubblica i locali riccamente decorati che un tempo furono della prestigiosa magistratura dei Procuratori di San Marco, al primo piano del cinquecentesco palazzo progettato da Jacopo Sansovino in Piazzetta San Marco a Venezia.
Prima dell’intervento le sale erano utilizzate come depositi librari e come uffici del personale della biblioteca ed erano occupate da grandi scaffalature che arrivavano fino all’imposta delle volte e da impianti di varia natura a servizio delle postazioni di lavoro.
La presenza di fessurazioni di non trascurabili dimensioni sulle pareti ha suggerito un periodo di verifiche statiche preliminari. È stato così eseguito un monitoraggio statico della durata di un anno, con l'impiego di estensimetri wireless. Durante questa fase, sono stati eseguiti dei sondaggi su tutte le superfici decorate da restaurare.
Verificato che l’edificio fosse staticamente fermo, si è passati all'analisi microclimatica delle sale, constatando che l’impianto di riscaldamento esistente produceva delle variazioni termiche molto rilevanti nell’arco di ogni singola giornata e nell’arco delle stagioni e che l’umidità degli ambienti non era controllata.
Tale aspetto assumeva rilievo di primo piano, posto che stava maturando l’idea di dedicare una delle nuove sale del percorso museale all’esposizione del mappamondo di Fra’ Mauro, celeberrima rappresentazione della superficie terrestre risalente alla metà del XV secolo eseguita nel laboratorio cartografico del monastero di San Michele di Murano.
Individuata l’ultima tra le sale dei Ridotti come la deputata ad accogliere l’opera, si è proceduto ad una verifica statica microinvasiva della portanza dei solai.
Gli obiettivi dell’intervento si sono così definiti:
Il progetto ha visto la realizzazione di un percorso espositivo che, partendo dal vestibolo, si affaccia subito sullo scalone monumentale; nelle sale 0 e 1 trova spazio un bookshop; la visita prosegue attraverso la sala 2; la sala 3 funge da riposo e decompressione, con la possibilità per il visitatore di sedersi su comode sedute e ammirare la facciata di Palazzo Ducale attraverso le vetrate della biblioteca. Si prosegue poi attraverso la sala 4, per finire nella sala 5, quella destinata ad ospitare il Fra’ Mauro. A livello per ora ancora progettuale c’è la possibilità di evitare il formarsi di un cul-de-sac (con obbligo di tornare indietro attraverso le stesse sale), utilizzando un piccolo passaggio che porta direttamente al pianerottolo dello scalone monumentale, dove si trovano i bagni, e, percorrendo una delle rampe dello scalone, ritornare al vestibolo.
In caso di eventi organizzati dalla Biblioteca nel salone sansoviniano e autonomi dal circuito del Museo Correr e del Museo archeologico, lo scalone funge da accesso principale e il bookshop diventa punto di accoglienza per i visitatori.
Al fine di creare un percorso museale agevole e complanare in tutta la sua estensione, tra le sale 0 e 1 è stata realizzata una pedana di raccordo tra la parte espositiva esistente e le nuove sale. La pedana è stata realizzata in vetro per non nascondere la pavimentazione marmorea del pianerottolo dello scalone.
Le sale sono state dotate di un impianto di climatizzazione ad espansione diretta, tipologia di impianto che meglio si presta a risolvere problemi di spazio e di invasività. L’impianto è autonomo dal resto della biblioteca ed è capace di mantenere costanti i livelli di temperatura e umidità impostati, grazie a sonde wireless posizionate a diverse altezze che misurano i parametri microclimatici trasmettendoli ad una centralina di supervisione. A seconda della sala e delle opere esposte è possibile scegliere la combinazione di sonde che governa ogni singolo ventilconvettore.
Un completo rifacimento ha coinvolto anche gli impianti elettrici, di illuminazione, la rete dati, gli impianti di rilevazione fumi e quelli di videosorveglianza. Tutti sono stati collegati alla sala regia centralizzata della Biblioteca. I passaggi di tutti i cavi sono stati effettuati sfruttando le cornici aggettanti degli apparati decorativi e lo zoccolo di nuova realizzazione, posto sopra i pavimenti, di altezza pari ai battiscopa già esistenti. Nelle sale, delle strisce di led, posizionate anche in questo caso sopra le cornici, garantiscono l’illuminazione diffusa, mentre dei proiettori montati su binari possono essere fermati in qualsiasi posizione e illuminare le opere esposte da varie angolature. Un sistema centralizzato di controllo digitale dell’illuminazione permette di regolare la quantità di luce in ogni singola stanza. La luce diurna, invece, viene regolata dalle pellicole che filtrano i raggi uv, applicate ai vetri delle finestre, e dalle tende di nuova installazione.
Tutti questi impianti tecnologici sono stati mascherati e integrati con il contesto. Sono state progettate delle coperture dei ventilconvettori di colore neutro che riprendono i segni esistenti presenti sulle pareti quali i battiscopa e le cornici. Questi mobiletti sono stati raccordati da una zoccolatura, alta quanto i battiscopa esistenti, contenente i passaggi delle tubazioni. Nell’intento di non lasciare che questi elementi restassero delle semplici coperture, i mobiletti sono diventati anche gli alloggiamenti per altra attrezzatura indispensabile, come ad esempio gli estintori, sono diventati mobiletti contenitori, o, montati su ruote, mobili espositori per il bookshop o bancone per l’accoglienza.
Lo zoccolo, da puro elemento passivo di mascheramento, è diventato un elemento attivo, utile dal punto di vista funzionale per l’installazione di totem, leggii, o piccole sedute singole. Elementi, questi ultimi, che possono anche essere posizionati altrove, staccandoli dallo zoccolo.
Tutti gli elementi moderni aggiunti nelle sale (mobili, tende, pedana) sono stati realizzati di colore grigio chiaro. Tutti gli elementi nuovi innestati nello zoccolo sono stati progettati tenendo conto delle caratteristiche compositive delle vetrine presenti nel vicino salone sansoviniano. In quest'ottica, è stato ripreso il motivo delle gambe delle vetrine costituite da un tubo quadro continuo che svolge funzione di sostegno verticale e di struttura portante della teca. Anche il colore grigio scuro è stato replicato. Sono state realizzate delle sedute per il salone in modo da consentire al visitatore di osservare gli apparati decorativi e riposarsi dopo la maratona museo correr-museo archeologico.
Alla fine di tutti i lavori, dopo che il microclima interno si era stabilizzato, è stata la volta di spostare il Fra’ Mauro nella sua nuova collocazione. Con una complessa e delicata operazione millimetrica, l’opera è stata fatta scendere dallo scalone e riportata al primo piano dall’esterno, tramite un ponteggio.
2017
Venezia
Museo
Progetto architettonico, project management
Realizzato